Class action all’italiana: per i consumatori oltre al danno ora anche la beffa
A gennaio dovrebbe diventare operativa anche in Italia la class action, la possibilità cioè di intentare delle cause in gruppo. Solo che così come è stato disegnato nel nostro Paese, questo strumento avrà davvero ben poca utilità. Avevo già sottolineato in un altro post il problema della mancata retroattività del provvedimento, che non permetteva di agire in gruppo in cause famose come Cirio e Parmalat che a molti italiani sono costate un mucchio di soldi. Dopo questo danno, ora arriva anche la beffa: nei confronti della Pubblica amministrazione infatti, si potrà intentare causa comune con la class action, ma senza ottenere risarcimento economico. L’unico risultato a cui puntare sarà quello di vedersi riconosciuto il servizio per cui si è deciso di fare causa. Insomma se sarete vittime di un disservizio, potrete
sperare con la class action che questo in futuro non si ripeta più, ma non certo di ottenere un giusto risarcimento economico per l’eventuale danno subito. Una scelta quantomai criticabile: se infatti gli enti pubblici non avranno la paura materiale di subire delle pesanti sanzioni economiche, perché mai dovrebbero preoccuparsi di fornire davvero un servizio migliore? E voi cosa ne pensate?
da giuseppe
Ultimo commento:
di ALFERAZZI GIAMBATTISTA il 01/1/70
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ottobre 17th, 2009 at 17:54
BRUNETTA BLUFF
Dopo lo svuotamento e la vanificazione della class action nel settore privato, eccoci di fronte all’introduzione di una class action beffa nel settore pubblico, poiché a fronte del tempo e soprattutto del denaro spesi per un’azione legale, non dà ai cittadini diritto al risarcimento del danno.
Un meccanismo vuoto a costo zero, uno strumento di giustizia (si fa per dire) privo di deterrenza che, oltretutto, comportando tempi lunghi, procedure tutt’altro che snelle e dispendio di danaro, non contribuisce minimamente a riequilibrare, laddove necessario, la debolezza del cittadino utente rispetto alla Pubblica Amministrazione
Si tratta, quindi, di un’azione collettiva fiction poiché per esser degna del suo nome non dovrebbe escludere l’aspetto risarcitorio, sul quale, al fine di consentire ai cittadini di intervenire in maniera incisiva, sono – invece – incentrati tutti gli altri modelli di questo istituto.
Invece di una class action quella del Brunetta è fumo senza arrosto, apparenza camuffata da sostanza; insomma, alla faccia della tanto strillata trasparenza, un vero e proprio inganno nel solco della migliore tradizione italiana.
Ma consoliamoci perché, assicura il ministro sedicente riformatore, la class action casalinga consentirà di realizzare “il sollecito ripristino dell’efficienza del servizio”, nonché “il rafforzamento della valutazione e della responsabilità dei singoli operatori pubblici”.
Chissà dopo la class action quale altra espressione anglofona ha in mente di riservarci nel prossimo futuro questo piccolo illusionista piccolo per annunciarci un’altra sua buona novella da dare in pasto al popolo plaudente delle partite iva, continuando impunemente a far pagare a tutti il torto che egli ha subito venendo al mondo.
Alferazzi Giambattista