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Ma chi paga le tasse? Sempre i soliti dato che l’Italia è prima in Europa per evasione fiscale

tasseLa domanda, come direbbe qualcuno, nasce spontanea: ma chi paga le tasse in Italia, visto che a livello europeo siamo in testa nella poco invidiabile classifica degli evasori fiscali? Naturalmente le pagano i soliti pochi onesti, che devono purtroppo prendere atto che nel nostro Paese ben il 51,2% del reddito imponibile non viene dichiarato. Insomma, più della metà di quello su cui bisognerebbe pagare le imposte sfugge al controllo del fisco. Davvero un’enormità che rende, è il caso di dirlo, poco democratico e poco equo vivere in Italia. Basti pensare che in questa triste e miserevole classifica siamo davanti a tutta una serie di Stati dell’Est, che vengono da regimi comunisti dopo i quali si sta cercando faticosamente di ristrutturare le organizzazioni statali. Eppure, nonostante ciò,
quelle burocrazie riescono ad essere un po’ più efficienti della nostra: ed ecco che dietro di noi troviamo la Romania dove il reddito nascosto è pari al 42,4%, poi la Bulgaria con il 39,3% di imponibile non dichiarato, e a seguire ancora l’Estonia con il 37,2% e la Slovacchia con il 34,5%. Sono dati per noi italiani davvero raccapriccianti, che dovrebbero farci riflettere per capire se in questo Paese davvero si è rotto quella sorta di patto sociale, di mutua collaborazione che tiene insieme qualsiasi tessuto sociale e qualsiasi Paese. E voi cosa ne pensate del fatto che a pagare le tasse in Italia sono sempre i soliti?

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nov  09
3
alle 08:26
da giuseppe

Ultimo commento:

di Giuseppe il 01/1/70

Caro Tiziano, lo so che può apparire vanamente consolatorio, ma tieni presente che non sei solo ...


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6 Commenti to “Ma chi paga le tasse? Sempre i soliti dato che l’Italia è prima in Europa per evasione fiscale”

  1. Tiziano M. dice:

    Il discorso è vasto, e in questo contesto fare del qualunquismo è (molto) facile.
    Direi, in un certo senso, che tanti sono complici: chi grida all’evasione talvolta chiede “qualcosa di meno senza la fattura” al professionista di turno, tanto per iniziare.

    L’altra sera, su Radio24, telefonò un ascoltatore, che, a detta sua, in diciassette anni di lavoro con partner “targati” UK, mai nessuno aveva gli aveva proposto “il nero”.

  2. Giuseppe dice:

    Gentile Tiziano,
    hai ragione il discorso sarebbe davvero lungo. Però, con grande semplicità qualcosa si può dire. Ad esempio, hai ragione che spesso ai professionisti si chiede di pagare in meno evitando di farsi fare la fattura. Ecco, per questa cosa ci sarebbe una soluzione semplice: permettere a tutti di scaricare dalle tasse le proprie fatture. Pagheremmo qualcosa in più, ma avremmo tutti, e dico tutti, interesse a farci rilasciare regolare fattura. Un modo pratico e veloce per risolvere il problemna delle prestazioni in nero. Che cosa ne pensi?

  3. Tiziano M. dice:

    Premettendo che non sono un fiscalista, il discorso è vero: si sarebbe incentivati a chiederla la fattuta; però se “tutti” scaricassero ci sarebbe un minor gettito fiscale.
    E’ chiaro che la pressione fiscale è alta perché ci sono i furbi (vedasi quel famoso chirurgo plastico vicentino…), e grazie a costoro tutti gli intestatari di partita iva “devono” essere evasori (ne so qualcosa).
    Il discorso appena fatto apre un altro scenario: c’è chi evade per ingordigia, e chi (conosco qualche caso) lo deve fare per evidente necessità, diversamente non potrebbe assolutamente sostenere la famiglia, la quale non abita in una villa con piscina.

  4. Giuseppe dice:

    Tiziano, la tua analisi è sicuramente corretta. Resta il fatto che nel nostro Paese comunque chiunque commetta un’infrazione, sia essa fiscale o di altra natura, ha sempre la tendenza a giustificarsi con la propria situazione. Il problema è che questo attegiamento appartiene sia a chi può essere effettivamente nel bisogno e sia a chi invece la utilizza come scusa “nazionale”, direi quasi antropologica e culturale. Per il fisco, la soluzione, purtroppo difficile da raggiungere, sarebbe quella che ognuno contribuisse secondo le proprie possibilità al gettito: solo così si può salvare il reddito delle famiglie, ma cosa ancora più importante, quel po’ di coesione sociale e nazionale rimasta nel nostro Paese. Il rischio invece è quello che diventiamo sempre più tante monadi individuali, ognuna interessata strettamente e rigorosamente soltanto al proprio tornaconto personale o al massimo familiare: e allora addio comunità.
    P.S. Cos’è questa storia del chirurgo plastico vicentino?

  5. Tiziano M. dice:

    C’è una visione fiscale solipsistica. Talvolta mi chiedo a che lavoro a fare: nel mio caso, per ragioni che non sto ad esporre, è tutto fatturato; poi, vedere che un’ora di lavoro di un idraulico (non me ne voglia la categoria) in nero “equivale” a due (o più!) delle mie in fattura, mi irrita non poco.
    Sta nel singolo: questa mattina sono andato dal parrucchiere, che senza nulla dire mi ha rilasciato lo scontrino della prestazione.
    Il chirurgo plastico vicentino cui facevo riferimento è il dott. Clemente Zorzetto, e non faccio problemi a scrivere il nome, visto che è balzato al “triste” onore delle cronache, anche locali.
    Ciò che mi ha rammaricato è vedere che persone di questo livello commettono reati del genere: un medico a mio parere dovrebbe avere un’etica “superiore”; vista la clientela, questo signore avrebbe potuto permettersi un buon tenore di vita anche dichiarando tutto.

  6. Giuseppe dice:

    Caro Tiziano, lo so che può apparire vanamente consolatorio, ma tieni presente che non sei solo a lottare, a cercare faticosamente di far quadrare i conti mantenendo contemporaneamente un minimo di integrità etica e morale. Sono convinto anche che siamo la maggioranza, ma ancora non basta. Ci vorrà, per così dire, una maggioranza “numerosa”, per fare in modo che in questo paese i furbi abbiano sempre meno voce in capitolo. Credo comunque che anche piccole discussioni da blog come questa possano contribuire nel loro piccolo a far riflettere qualcuno. In bocca al lupo per tutto e continua a seguire Ditascanostra

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