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	<title>Commenti a: Asili nido, detrazioni ridicole: ecco come non si aiutano le famiglie</title>
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		<title>Di: Cristiana Alicata</title>
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		<dc:creator>Cristiana Alicata</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:48:52 +0000</pubDate>
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		<description>Da due giorni nelle pause tra il lavoro e la campagna elettorale (quindi come se fossi una normale mamma in carriera), sto provando a piazzare un figlioletto fittizio in una tagesmutter. I tagesmutter, per chi non fosse avvezzo al welfare nord europeo, sono degli asili condominiali per un massimo di 5 bambini.
Come mamma avrei delle perplessità su un asilo casalingo perché ho dei bellissimi ricordi del mio asilo montessoriano* frequentato per 6 mesi a Bergamo dove c’era un piccolo parco e si poteva giocare nell’intervallo. Avendo frequentato sempre scuole di provincia e di paese ho sempre concepito la scuola con intorno del verde.
Di certo la realtà metropolitana è diversa. Penso ai molti asili con i cortili di cemento che danno sulle strade trafficate e penso a cosa si respirano i bambini. Idealmente mi piacerebbe che tutto il verde di Roma fosse a disposizione ogni giorno per i bambini e non solo per la passeggiata domenicale. Tante delle nostre cosiddette ville hanno strutture interne che potrebbero anche essere usate allo scopo (vedi Villa Pamphili stessa, vedi Villa Gordiani tra il XV ed il XVI).
Tornando alle tagesmutter, sono certamente una soluzione adeguata in concreto per almeno tre ragioni:
1) sono l’occasione per le donne che non lavorano di fare qualcosa
2) sono un’opportunità per le donne che hanno un bimbo di affidare i propri figli in prossimità
3) sono un gran risparmio (monetario) per l’ente pubblico che dovrebbe investire soldi in strutture edilizie, oltretutto con i vincoli (penso alla città di Roma) costruttivi che ci sono in zone già ampiamente cementificate.
Scopro che la regione ha stanziato nel 2008 (Silvia Costa allora assessore) 1.800.000 euro ad una associazione di cooperative che da quel momento (fonte la cooperativa stessa con cui ho parlato) ha formato 150 donne e quasi tutte sono attualmente impegnate in questa attività. La cooperativa agisce sul territorio romano e si occupa della formazione e del tirocinio delle donne nonché è punto di riferimento per le mamme che cercano una tagesmutter.
Ogni tagesmutter può contenere circa 5 bambini contemporaneamente. Ritengo plausibile che non ci sia molta rotazione quotidiana e che quindi per ogni tagesmutter, oggi, ci siano circa 5 bambini alla volta.
Ciò significa che attualmente (150*5) il servizio di tagesmutter è fruito da 750 bambini. Nella provincia di Roma (dati del 2008 scaricabili dalle statistiche della regione) ci sono circa 200.000 bambini tra 1 e 5 anni. I bambini tra i 3 ed i 5 anni sono 120.000. Secondo cittadinanza attiva Roma è la città con la fila più alta per accedere all’asilo comunale (costo circa 276 euro al mese e lo stesso costo medio è il costo della tagesmutter, un costo che risulta comunque essere tra i più bassi d’Italia seppur impattante sul budget familiare).
Qui potete trovare la lista dei Nidi Comunali o privati convenzionati per singolo municipio con l’indicazione dei posti disponibili anche per fasce di età.
Salta subito all’occhio che non c’è posto per 120.000 bambini e quindi tutti quelli che NON entrano al nido comunale o convenzionato o nei pochissimi posti della tagesmutter stanno a casa con la mamma (perdendo l’occasione di iniziare il percorso fondamentale di socializzazione con l’esterno) o frequentano asili privati con conseguente impatto sul bilancio delle famiglie.
In ultimo, entro il 2010, cioè il prossimo anno, ogni Paese dell’Unione Europea dovrebbe avere tanti asili nido da soddisfare almeno il 33% della domanda. Ma è ben lontana dal raggiungere l’obiettivo di Lisbona concordato in sede europea, anzi sembra che la media nazionale ( e Roma non fa eccezione) sia del 11%. Altro dato, secondo me gravissimo: la domanda è molto bassa, come se non ci fosse fiducia nell’accesso a tale servizio e quindi ci si rivolge a strutture private o si tiene il bimbo a casa o dai nonni.
Mi sembra evidente che sia una priorità per la politica della Regione intervenire il prima possibile per:
1) potenziare le tagesmutter e verificare la proporzione tra i soldi stanziati e il numero di bambini che fruiscono del servizio annualmente
2) potenziare ed incentivare la nascita dei nidi aziendali appoggiandosi alle cooperative del settore e rendendo i nidi aziendali aperti al quartiere.
In una piccola cosa come questa vedo: parità di genere, più lavoro, più Lazio a misura di bimbo.
Qui potete trovare un po’ di informazioni su cosa si fa a Roma da un paio di annihttp://www.casanido.com/home.htm e confrontarle con cosa accade per esempio a Trento (dove stanno sul pezzo da 10 anni) http://www.tagesmutter-ilsorriso.it/
* (sì, ho frequentato 6 mesi di asilo privato dopo 6 mesi dalle suore perché non c’era posto nell’asilo pubblico e ci eravamo appena trasferiti. Litigai con le suore a 5 anni e mio padre mi dovette spostare, non fate battute…L’unica altra esperienza di scuola privata è stata in prima media, sempre dalle suore, altra esperienza molto formativa sulla gestione dell’educazione privata)

(www.cristianaalicata.it)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da due giorni nelle pause tra il lavoro e la campagna elettorale (quindi come se fossi una normale mamma in carriera), sto provando a piazzare un figlioletto fittizio in una tagesmutter. I tagesmutter, per chi non fosse avvezzo al welfare nord europeo, sono degli asili condominiali per un massimo di 5 bambini.<br />
Come mamma avrei delle perplessità su un asilo casalingo perché ho dei bellissimi ricordi del mio asilo montessoriano* frequentato per 6 mesi a Bergamo dove c’era un piccolo parco e si poteva giocare nell’intervallo. Avendo frequentato sempre scuole di provincia e di paese ho sempre concepito la scuola con intorno del verde.<br />
Di certo la realtà metropolitana è diversa. Penso ai molti asili con i cortili di cemento che danno sulle strade trafficate e penso a cosa si respirano i bambini. Idealmente mi piacerebbe che tutto il verde di Roma fosse a disposizione ogni giorno per i bambini e non solo per la passeggiata domenicale. Tante delle nostre cosiddette ville hanno strutture interne che potrebbero anche essere usate allo scopo (vedi Villa Pamphili stessa, vedi Villa Gordiani tra il XV ed il XVI).<br />
Tornando alle tagesmutter, sono certamente una soluzione adeguata in concreto per almeno tre ragioni:<br />
1) sono l’occasione per le donne che non lavorano di fare qualcosa<br />
2) sono un’opportunità per le donne che hanno un bimbo di affidare i propri figli in prossimità<br />
3) sono un gran risparmio (monetario) per l’ente pubblico che dovrebbe investire soldi in strutture edilizie, oltretutto con i vincoli (penso alla città di Roma) costruttivi che ci sono in zone già ampiamente cementificate.<br />
Scopro che la regione ha stanziato nel 2008 (Silvia Costa allora assessore) 1.800.000 euro ad una associazione di cooperative che da quel momento (fonte la cooperativa stessa con cui ho parlato) ha formato 150 donne e quasi tutte sono attualmente impegnate in questa attività. La cooperativa agisce sul territorio romano e si occupa della formazione e del tirocinio delle donne nonché è punto di riferimento per le mamme che cercano una tagesmutter.<br />
Ogni tagesmutter può contenere circa 5 bambini contemporaneamente. Ritengo plausibile che non ci sia molta rotazione quotidiana e che quindi per ogni tagesmutter, oggi, ci siano circa 5 bambini alla volta.<br />
Ciò significa che attualmente (150*5) il servizio di tagesmutter è fruito da 750 bambini. Nella provincia di Roma (dati del 2008 scaricabili dalle statistiche della regione) ci sono circa 200.000 bambini tra 1 e 5 anni. I bambini tra i 3 ed i 5 anni sono 120.000. Secondo cittadinanza attiva Roma è la città con la fila più alta per accedere all’asilo comunale (costo circa 276 euro al mese e lo stesso costo medio è il costo della tagesmutter, un costo che risulta comunque essere tra i più bassi d’Italia seppur impattante sul budget familiare).<br />
Qui potete trovare la lista dei Nidi Comunali o privati convenzionati per singolo municipio con l’indicazione dei posti disponibili anche per fasce di età.<br />
Salta subito all’occhio che non c’è posto per 120.000 bambini e quindi tutti quelli che NON entrano al nido comunale o convenzionato o nei pochissimi posti della tagesmutter stanno a casa con la mamma (perdendo l’occasione di iniziare il percorso fondamentale di socializzazione con l’esterno) o frequentano asili privati con conseguente impatto sul bilancio delle famiglie.<br />
In ultimo, entro il 2010, cioè il prossimo anno, ogni Paese dell’Unione Europea dovrebbe avere tanti asili nido da soddisfare almeno il 33% della domanda. Ma è ben lontana dal raggiungere l’obiettivo di Lisbona concordato in sede europea, anzi sembra che la media nazionale ( e Roma non fa eccezione) sia del 11%. Altro dato, secondo me gravissimo: la domanda è molto bassa, come se non ci fosse fiducia nell’accesso a tale servizio e quindi ci si rivolge a strutture private o si tiene il bimbo a casa o dai nonni.<br />
Mi sembra evidente che sia una priorità per la politica della Regione intervenire il prima possibile per:<br />
1) potenziare le tagesmutter e verificare la proporzione tra i soldi stanziati e il numero di bambini che fruiscono del servizio annualmente<br />
2) potenziare ed incentivare la nascita dei nidi aziendali appoggiandosi alle cooperative del settore e rendendo i nidi aziendali aperti al quartiere.<br />
In una piccola cosa come questa vedo: parità di genere, più lavoro, più Lazio a misura di bimbo.<br />
Qui potete trovare un po’ di informazioni su cosa si fa a Roma da un paio di annihttp://www.casanido.com/home.htm e confrontarle con cosa accade per esempio a Trento (dove stanno sul pezzo da 10 anni) <a href="http://www.tagesmutter-ilsorriso.it/" rel="nofollow">http://www.tagesmutter-ilsorriso.it/</a><br />
* (sì, ho frequentato 6 mesi di asilo privato dopo 6 mesi dalle suore perché non c’era posto nell’asilo pubblico e ci eravamo appena trasferiti. Litigai con le suore a 5 anni e mio padre mi dovette spostare, non fate battute…L’unica altra esperienza di scuola privata è stata in prima media, sempre dalle suore, altra esperienza molto formativa sulla gestione dell’educazione privata)</p>
<p>(www.cristianaalicata.it)</p>
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